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TOSCA (1896 - 1900)

Land Of PucciniLibrettisti Giuseppe Giocosa, Luigi Illica
Tosca (1896-1900)


Antefatto: Basata sul dramma Tosca del drammaturgo Victorien Sardou, che godette di anni di successi grazie alla grande attrice Sara Bernhardt, nel ruolo della protagonista, il lavoro di Puccini cominciò solo dopo ardue negoziazioni per i diritti fra Ricordi e il drammaturgo. Infatti, Ricordi originariamente assicurò  i diritti per un altro dei suoi compositori, Alberto Franchetti, e commissionò a Illica di scrivere il libretto. A quel tempo, Illica stava lavorando anche alla Boheme con Puccini e stava avendo gli stessi lenti risultati di Franchetti con Tosca. Né lui, né Giacosa ritenevano questa storia violenta e sadica adatta per un’opera, ma alla fine sembrò che Franchetti fosse d’accordo. Dopo mesi di composizione d’opera, cedette volentieri i diritti a Puccini, che aveva mostrato a Ricordi, interesse per la commedia già nel 1889.

Illica da questo momento aveva già completato ciò che Puccini definì “un libretto straordinario”, sebbene come aveva fatto per l’opera precedente, Puccini aveva chiesto a Illica e a Giacosa di modificare e revisionare il loro lavoro moltissime volte, frustrandoli entrambi. Grazie al successo de La Bohéme e il gran numero di nuove produzioni che si stavano allestendo, Puccini trascorse la maggior parte del 1897 viaggiando, sebbene rimase a Torre del Lago fra un viaggio ed un altro la maggior parte della primavera, dell’estate e dell’autunno. Iniziò l’orchestrazione all’inizio del 1898, e nella primavera andò a Parigi per la prima della Boheme. Quando tornò a Torre, decise di trovare una casa estiva sulle colline sopra il lago di Massaciuccoli, e scelse una grande vecchia villa a Chiari, un villaggio che si ricordava di aver visitato da ragazzo. Mentre l’estate procedeva, i lavori andavano avanti sia alla villa sia con l’opera, anche se Puccini trovò veramente molto difficile comporre un pezzo così forte come La Tosca. La fine dell’anno vede Puccini a Milano dove, per via delle terribili condizioni atmosferiche e varie malattie, il lavoro procedeva a rilento ed era per di più irrequieto per Torre del Lago.

Nel gennaio del 1899 Puccini si recò a Parigi per chiedere supporto a Sardou, il commediografo, poiché voleva alleggerire gli effetti della scena finale. Sardou, che non aveva mai avuto molta confidenza con Puccini come compositore, e ancora meno con Giacosa, voleva un gran finale. Puccini alla fine lo convinse, e ritornò a Torre del Lago per continuare il suo lavoro. Ricordi ad ogni modo non era d’accordo. Non gli piaceva il finale di Puccini, trovandolo piatto e sconclusionato. Puccini dal canto suo controbatté dicendo che voleva ottenere proprio un effetto frammentato e quindi che lo aveva scritto così intenzionalmente. Mai Ricordi e Puccini erano stati così in profondo disaccordo. Oltre a ciò, le preoccupazioni di Ricordi erano aumentate dal fatto che Puccini aveva inserito alcune delle musiche tagliate da Edgar. Comunque, vinse la disputa, soprattutto perché i tempi stringevano e fece pochi cambiamenti. Tosca andò in scena per la prima volta a Roma al Teatro Costanzi, il 14 Gennaio 1900, avendo come sfondo il festeggiamenti per l’Anno Santo del 1899/1900, che il Papa aveva conclamato Giubileo Universale. Roma era piena fino all’orlo di migliaia di pellegrini cattolici tutti in cerca di remissione dei peccati. Era una scena caotica, e lo staff del teatro era preoccupato per la possibilità di un attentato anarchico. Nonostante ciò, l’unico elemento di disturbo della prima furono i ritardatari, che causarono un secondo inizio dell’opera, avendo alzato il sipario prima del loro arrivo. Tosca, sebbene non abbia ottenuto subito delle magnifiche recensioni, fu quella sera un trionfo di pubblico e riempì i teatri a seguire.

Sinopsi: All’interno della Chiesa di Sant’Andrea della Valle, il pittore Cavaradossi scopre il suo vecchio amico, Angelotti, un prigioniero politico che sta scappando e si sta nascondendo dalle guardie della prigione, che lo stanno cercando capeggiate dal cattivo Scarpia, Capo della Polizia. Cavaradossi si impegna ad aiutare il suo amico quando arriva Tosca, gelosa perché ha sentito il suo fidanzato bisbigliare, sebbene sia solo. Il pittore la rassicura e Tosca se ne va ma solo dopo aver concordato un incontro per quella sera. Angelotti riappare, e Cavaradossi lo porta con sé per nasconderlo nella villa fuori città. Coristi e  chierichetti arrivano per celebrare il Te Deum, e Scarpia entra cercando Angelotti, portando un tratto solenne al prosieguo. Tosca ritorna cercando Cavaradossi: le era stato chiesto di cantare quella sera e non poteva incontrarlo come concordato. Scarpia coglie l’occasione per giocare sulla gelosia di Tosca e la riempie di insicurezze tanto che la fa correre alla Villa di Cavaradossi per cercarlo. Scarpia le manda dietro il suo scagnozzo, Spoletta. Con su lo sfondo i Te Deum, Scarpia esprime il suo bruciante desiderio per Tosca, volendo farla arrendere al suo desiderio. Atto II: Scarpia sta cenando nel suo appartamento a Palazzo. Si può sentire la voce di Tosca in sottofondo, mentre canta durante quell’impegno che aveva preso precedentemente. Cavaradossi viene trascinato dentro per un interrogatorio, ma si rifiuta di cedere il suo amico Angelotti. Scarpia, infuriato dall’ostinazione del pittore, scrive una nota di convocazione per Tosca. Al suo arrivo Tosca trova il pittore ammanettato, ma la prega con un sussurro di non tradire Angelotti. Cavaradossi viene portato nella stanza accanto, mentre Tosca viene lasciata da sola con Scarpia. Mentre Cavaradossi viene torturato Tosca non è in grado di sopportare le grida di agonia del suo innamorato, quindi rivela il nascondiglio di Angelotti. Cavaradossi viene riportato indietro e sgrida Tosca freddamente; ma Scarpia ha i due proprio dove voleva che fossero e comincia così a mettere in pratica il suo piano diabolico per avere Tosca ad ogni costo. Ordina che Cavaradossi venga preso e imprigionato a Castel Sant’Angelo, dove verrà fucilato all’alba. Tosca supplica Scarpia di mostrare pietà; Spoletta entra con notizie su Angelotti che piuttosto che essere ricatturato, preferisce morire. Scarpia offre a Tosca un vile accordo: in cambio della liberazione di Cavaradossi vuole una notte di passione con Tosca. Quando Tosca accetta, Scarpia le dice che ci sarà una falsa esecuzione all’alba, dopo la quale lei e il suo innamorato potranno fuggire. Gli firma un lasciapassare, e quando comincia le sue odiose avance Tosca afferra un pugnale preso dal tavolo imbandito di Scarpia stesso. Atto III: Alba, su un parapetto di Castel Sant’Angelo. Cavaradossi viene prelevato dalla sua cella e condotto in alto, preparandosi per la sua esecuzione. Tosca arriva e gli spiega che gli spari delle baionette saranno a salve, e che ha messo fine per sempre ai malefici di Scarpia. Sognano del loro futuro felice insieme, mentre gli esecutori si mettono in fila e portano a termine l’esecuzione. Quando tutti se ne sono andati, Tosca dice al suo amore di alzarsi. Ma lui rimane fermo. Orrore e incredulità per Tosca quando toglie il velo che è stato messo sul corpo di lui e scopre che Scarpia l’ha ingannata e che il suo amore è morto. Spoletta corre su per arrestare Tosca, avendo trovato il corpo esanime di Scarpia, ma Tosca ha un’altra idea: si getta dal parapetto suicidandosi.

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